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1 maggio 2018

La solitudine, secondo Etty Hillesum, un sentire a me vicino!


Conosco due forme di solitudine. L’una mi fa sentire terribilmente infelice, perduta e quasi sospesa; l’altra mi rende forte e felice.

La prima è sempre presente quando non mi sento in contatto con i miei simili, quando in genere non ho il benché minimo contatto con alcunché: allora sono completamente tagliata fuori da tutti e da me stessa, non afferro il senso di questa vita né vedo ciò che unisce le cose, non avverto il mio posto in questa esistenza.

Nell’altro tipo di solitudine mi sento invece forte e sicura, in contatto con tutti, con tutto e con Dio, e so di poter affrontare la vita da sola senza dipendere dagli altri. In quei momenti mi sento parte di un tutto ricco di significato, immenso, e mi sembra di poter ancora dare molta forza anche agli altri.

La prima forma di solitudine è quella pericolosa. È quella a cui mi devo opporre. Tutto deriva dal non avere ancora il coraggio di confrontarsi con se stessi e con gli altri. […] La mia malattia è che, in ultima istanza, ogni essere umano mi rimane estraneo. Nessuno mette davvero radici nel mio animo, per sempre.

Nessuna persona dev’essere il fine di un’altra, bensì il mezzo, lo strumento per raggiungere uno stadio della vita, per svincolarsi da questa terra troppo pesante e dalle sue creature. Con gli altri e attraverso gli altri bisogna imparare a liberarsi reciprocamente, in modo da vivere insieme in una più completa libertà.

Etty Hillesum, DIARIO, Edizioni Adelphi

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